I silenzi della zona rossa. G8 e dintorni

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Ferraris Mizio

Le ricerche e gli studi, come i pamphlet e le operelle, sul nuovo movimento di contestazione, a partire da Seattle passando per Genova, sono oramai divenuti una costante della proposta editoriale, nostrana e non. Intrigano i caratteri assolutamente compositi che questo attore sociale corposamente presente sulla scena assomma in sé, oltre che la sua capacità di tenere in scacco gli interlocutori istituzionali e galvanizzare, in un senso o nell’altro, quelli politici. Cattura lo sguardo dell’osservatore soprattutto il fatto che il movimento contro la globalizzazione “dall’alto sia l’unica novità transfrontaliera e trasversale sulla scena sociale di un Occidente opulente e stanco”. Di questo e, soprattutto, d’altro, offre un informato e partecipato resoconto l’autore di questo diario, dove le parole si intervallano e accompagnano alle fotografie. Di quei “formidabili giorni” del luglio del 2001, Ferraris racconta in soggettiva l’evoluzione dei fatti, l’accavallarsi degli eventi, il sovrapporsi di gesti, situazioni, pensieri, atti, figure. Uno spaccato dell’Italia contemporanea, dove camminano, a fianco gli uni degli altri, soggetti dalla natura diversa e antagonistica: il poliziotto, il manifestante, l’indifferente, il militante, il sacerdote e così via. Genova fa da contenitore di corpi e spiriti, mettendoci del proprio, in quanto città di mare e di genti, di incontri e di confronti. Una città resistente, a modo suo, che si deve misurare, in quanto palco per la ribalta altrui, con le tensioni e le contraddizioni di quel che resta di un secolo oramai trascorso ma troppo breve per essersi di già congedato da noi, e di quel che s’avanza all’orizzonte di un’epoca nuova, forse, nuovamente dolente.

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